Vai alla HOME! RUBRICA sulle OPPOSIZIONI alle SANZIONI AMMINISTRATIVE
A cura di: avv. Michele Croce
     
 
06/10/2009 16:04 versione stampabile dell'articolo
BREVI NOTE SULLA DERUBRICAZIONE IN MATERIA DI OPPOSIZIONE A SANZIONI AMMINISTRATIVE AI SENSI DELL’ART. 204 BIS del CDS.
di : Dott. Martino Giacovelli   da : studiumfori
Preliminarmente si richiama il comma 5° dell’art. 23 della legge n. 689 del 1981( Nel corso del giudizio il giudice dispone, anche d’ufficio, i mezzi di prova che ritiene necessari e può disporre la citazione di testimoni anche senza la formulazione di capitoli).
Detta disposizione, quindi, avendo natura sostanziale-processuale consente al giudice delle opposizioni alle sanzioni amministrative un ampio potere istruttorio-decisorio, che non può essere limitato alle richieste e deduzioni delle parti.
In particolare, il giudice di Pace, presso il quale in diversi processi il cittadino può stare in giudizio senza l’assistenza del difensore, investito della competenza dell’opposizione alle sanzioni amministrative, deve considerare il sistema processuale speciale nel quale opera, il cui titolo ” Modifiche al sistema penale”, ha subito diverse modifiche, tra le quali quella dovuta al D.to L.vo 30.12.1999, n. 507, relativo alla “ Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio.”, già indicando tutto ciò un tipo di procedimento misto che sussume le norme sia da quello penale, sia da quello amministrativo, sia da quello civile. Come più volte precisato dalla Suprema Corte di Cassazione, l’opposizione può consistere anche nella semplice contestazione della pretesa della P.A., devolvendosi al giudice adito “ la piena cognizione circa la legittimità e la fondatezza della pretesa stessa”, come precisato anche da ultimo nella sentenza del 10.02.1999 n. 1122, nella quale é detto: “ L’opposizione all’ordinanza-ingiunzione irrogativa di una sanzione amministrativa (che non ha natura di impugnazione dell’atto della p.a.) introduce un ordinario giudizio di cognizione sul fondamento della pretesa dell’autorità amministrativa, nel quale le vesti sostanziali di attore e convenuto, anche ai fini della ripartizione dell’onere della prova (salvo il potere istruttorio attribuito al pretore dal comma 6 dell’art. 23 della legge), spettano, rispettivamente, alla p.a. ed all’opponente. Detta opposizione può, pertanto, consistere anche nella semplice contestazione della pretesa anzidetta e, una volta proposta, devolve al giudice adito la piena cognizione circa la legittimità e la fondatezza della pretesa stessa, con l’ulteriore conseguenza che, in virtù del citato art. 23, il pretore ha il potere-dovere di esaminare l’intera vicenda,..”.
Quindi, se deve applicarsi il suddetto art. 23, viene meno l’applicazione generalizzata dell’art. 112 c.p.c. che obbliga il Giudice ad attenersi strettamente al petitum dedotto dalle parti, rimanendo applicabili solo quei principi generali processuali non in contrasto con l’art. 23 della legge n. 689/81 di natura speciale.
Si richiama, inoltre, la circostanza che nelle opposizioni ai verbali di accertamento relativi alle violazioni al Codice della Strada, a differenza di tutti gli altri accertamenti per sanzioni amministrative, non è consentito all’opponente presentare in via preliminare nei 30 giorni di cui all’art. 18 della legge n. 689/81 eventuali cause giustificative alla condotta trasgressiva, per cui il ricorso costituisce anche un mezzo difensivo per sopperire a tale mancata possibilità.
Per quanto sopra, è opportuno trattare della possibilità del Giudice di individuare una fattispecie diversa di violazione in base alle prove ed alle circostanze che si possono formare nel corso del giudizio, atteso che la stessa possibilità di applicare una diversa sanzione in luogo di quella irrogata dall’accertatore si è rivelata molto problematica.
A tal riguardo, si osserva che le norme del Codice della Strada e quelle della Legge 689/81, non vietano espressamente al giudice dell’opposizione di assumere altra decisione diversa dall’accoglimento o dal rigetto del ricorso, poiché quest’ultima soluzione sembra che sia il risultato delle costruzioni giurisprudenziali e dottrinarie.
Sul potere del giudice di applicare una sanzione meno grave già la Suprema Corte di Cassazione ha applicato la derubricazione nelle applicazioni alle sanzioni amministrative ( Cass. civ., Sez. III, 20/04/1998, n. 4000 ), oltre che sovente in materia penale. Pertanto, la stessa derubricazione a maggior ragione, ne è legittima l’applicazione al codice della Strada, il cui processo speciale è regolato essenzialmente dalla legge n. 689/81 e dalle norme del CDS.
La Suprema Corte ha aggiunto: “ In tema di sanzioni disciplinari irrogate a notai, la sentenza pronunciata dal tribunale in primo grado (e, pertanto, non in sede di “gravame” avverso la decisione del consiglio notarile) è soggetta esclusivamente al rimedio dell’appello (art. 155 della l. n. 89 del 1913) anche nella ipotesi in cui il tribunale, previa derubricazione dell’infrazione ascritta all’incolpato, abbia a lui applicato la sanzione meno grave della censura, con la duplice conseguenza, da un canto, che il ricorso per cassazione presentato avverso tale pronuncia va dichiarato inammissibile, dall’altro, che tale inammissibilità, di tipo originario, e non sopravvenuto (conseguente, cioè, ad una valutazione nel merito dell’impugnazione, come nel caso di enunciazione di motivi non consentiti o non dedotti in appello), rende l’atto inidoneo ad introdurre il nuovo grado di giudizio ed a produrre, pertanto, gli effetti cui si ricollega la possibilità di emettere una pronuncia diversa dalla dichiarazione di inammissibilità, quale, ad esempio, la declaratoria di prescrizione dell’azione disciplinare (evento rilevabile, sì, di ufficio anche in sede di giudizio per cassazione, ma pur sempre sul necessario presupposto della legittima investitura, da parte della Corte, del relativo giudizio).
Già nel 1996 la Suprema Corte aveva stabilito il seguente principio: “ Nel giudizio di opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione irrogativa di sanzione amministrativa, il verbale di accertamento dell’infrazione fa piena prova, fino a querela di falso, con riguardo ai fatti attestati dal pubblico ufficiale rogante come avvenuti in sua presenza e conosciuti senza alcun margine di apprezzamento o da lui compiuti, nonche’ alla provenienza del documento dallo stesso pubblico ufficiale ed alle dichiarazioni delle parti, mentre non e’ necessario in applicazione della disciplina di cui agli art. 2699 e 2700 c.c., l’esperimento di detto rimedio della querela qualora la parte intenda limitarsi a contestare la verita’ sostanziale di tali dichiarazioni ovvero la fondatezza di apprezzamenti o valutazioni del verbalizzante, alle quali non si estende la fede privilegiata del documento; cio’ non significa, tuttavia, che l’impugnativa dell’opponente renda queste ultime parti del documento prive di ogni efficacia probatoria, dovendo, invece, il giudice del merito prenderle in esame e, facendo uso dei poteri discrezionali di apprezzamento della prova che la legge gli attribuisce, valutarle nel complesso delle risultanze processuali, ivi compresi la concreta formulazione e gli eventuali limiti della contestazione e il contegno processuale dell’opponente. “ ( Cassazione civile sez. I, 1 aprile 1996, n. 2988).
Recentemente la Corte di Cassazione, a Sez. Unite, nella sentenza in data 24.07.2009 n. 17355 ha confermato il suddetto principio che: “nel giudizio di opposizione ad ordinanza - ingiunzione del pagamento di una sanzione amministrativa è ammessa la contestazione e la prova unicamente delle circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale o rispetto alle quali l’atto non è suscettibile di fede privilegiata per una sua irrisolvibile oggettiva contraddittorietà mentre è riservato al giudizio di querela di falso, nel quale non sussistono limiti di prova e che è diretto anche a verificare la correttezza dell’operato del pubblico ufficiale la proposizione e l’esame di ogni questione concernente l’alterazione nel verbale, pur se involontaria o dovuta a cause accidentali, della realtà degli accadimenti e dell’effettivo svolgersi dei fatti”.
In altre parole, nel giudizio di opposizione è ammessa la prova testimoniale o documentale solo per le circostanze che esulano dall’accertamento direttamente eseguito dal Pubblico Ufficiale, rispetto alle quali l’atto non è suscettibile di fede privilegiata, mentre possono essere contestati con la querela di falso tutte le altre circostanze rilevate personalmente dall’accertatore.
Per quanto sopra accennato, al Giudice non risulta vietato di confermare un’ eventuale diversa fattispecie di violazione al CDS, nell’ipotesi in cui le prove raccolte, pur non sufficienti a confermare integralmente il verbale impugnato, sono valide sotto l’aspetto oggettivo per l’individuazione di uno più o meno grave illecito trasgressivo, sempre in virtù del suo potere istruttorio-decisorio.
La cosiddetta “derubricazione” é possibile per come avviene in materia penale nell’ipotesi in cui cade l’accusa avanzata dal P.M. in merito ad una imputazione di rapina a mano armata, che nel corso del giudizio non risulta suffragata da elementi sufficientemente dimostrati, rimanendo dimostrato, invece il reato di rapina semplice. Non per questo l’imputato deve essere assolto del tutto, poiché mancano gli elementi di configurazione della rapina a mano armata, essendo rimasta individuata, invece la rapina semplice, per il cui reato deve essere condannato, seppure ad una pena meno grave.

Taranto 07.10.2009
dr. Martino Giacovelli

 
     

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